.: diario di bordo :.

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martedì, 13 maggio 2008

muffe.  uffa, siamo alle solite. chi decide cosa debba essere oggetto di dibattito presso l'opinione pubblica, ovvero tra i cittadini? a volte sono i giornalisti che dettano l'agenda (la sacrosanta campagna sulle morti bianche, avviata peraltro dal presidente della repubblica), e a volte sono i politici a imporre ai giornalisti compiacenti (quasi tutti) dove va puntata l'attenzione (le bandiere bruciate invece dei morti ammazzati dalla mancanza d'acqua, i rifiuti bruciati invece dei morti ammazzati dalla camorra...). oggi è di turno prendere a sassate marco travaglio per aver detto quello che ha detto in televisione, anche se quello che ha detto non l'ha detto per fare il pettegolo, ma perché ci sono fatti documentati anche se non immediatamente accessibili a chiunque. anzi, quello che ha detto non era neppure una novità, era solo per rinfrescare la memoria pubblica (ormai affetta da alzheimer galoppante). al potere, però, non piace che ai cittadini venga rinfrescata la memoria. gli piace, invece, emulando 1984, che la memoria sia una costante tabula rasa su cui riscrivere quello che comoda. quello che rattrista è vedere i politici di opposizione saltare sul carrozzone del biasimo solo per non essere da meno dei signori di palazzo. è per questo che gli paghiamo un lauto stipendio, no?

e siamo sempre alla solita questione del dito e della luna. il dito (travaglio) punta alla luna (legami mafiosi di certi politici), ma l'attenzione viene puntata sul dito (travaglio) per non far vedere ai cittadini la luna (schifani). ovvero: creare un falso problema (calunnia, privacy violata) per non discutere del vero problema (associazione mafiosa al governo, finti poveri... a proposito, ma siamo proprio sicuri che il codacons si arrabbi tanto per difendere il cittadino medio?). e a furia di parlare di calunnie e di censura, si finisce per non capirci più un tubo. fino a quando il popolo sopporterà questi abusi della sua pazienza?



martedì, 06 maggio 2008

fleg barnin'  sembrano i nomi dei due protagonisti de "i flinstones" pronunciati da un cinese nei film anni '30. invece altro non è se non il bruciare bandiere detto in inglese ma pronunciato da un italiano, e un italiano che sa. ne sa tanto, questo italiano, infatti, da dire che bruciare la bandiera è reato negli stati uniti. il fatto, in realtà risale a qualche decennio fa. durante la guerra in vietnam, alcuni protestanti (nel senso di protesta, non di religione) bruciarono in pubblico la bandiera americana. meno di vent'anni dopo si tornò a farlo nell'america reaganiana guerrafondaia che voleva distruggere mezzo mondo (reagan è colui che ha detto, a mo' di scherzo: fra cinque minuti premerò quel bottone; molto spiritoso). apriti cielo fulmini e saette. l'establishment politico venne travolto da un'ondata di sdegno profondo.

il caso del tizio arrestato, processato e condannato arrivò fino ai tavoli della corte suprema, la quale lo assolse in quanto bruciare la bandiera rientra nel sacrosanto diritto del primo emendamento della costituzione, quello che tutela la libertà di espressione. sempre sull'onda di sdegno, il congresso, molto bipartisan (come sempre nelle questioni irrilevanti), stipulò uno statuto speciale per condannare ogni atto che leda l'onore della bandiera. un altro tizio, sobillato forse da quei sovversivi dell'aclu (american civil liberties union), bruciò "old glory" proprio davanti al campidoglio. di nuovo il caso finì davanti alla corte suprema che, ancora una volta (testoni), difese il sacrosanto diritto di bruciare la bandiera e definì il summenzionato statuto incostituzionale. senza contare che, come fu fatto notare all'epoca, nessuno si era mai sdegnato per l'uso alquanto improprio delle stelle e strisce sui piattini di carta o sui sederi di note marche di jeans o perfino sulla carta igienica. e senza contare (anche questo fu fatto notare) che quando una bandiera è vecchia e logora, esiste un rituale preciso per la sua distruzione: il fuoco.

ergo: attualmente, negli stati uniti, è perfettamente legittimo bruciare la bandiera come atto di discorso politico, come evidenziato non solo dalle decisioni della corte suprema ("texas v. johnson", 491 U.S. 397, 1989; "u.s. v. eichman", 496 U.S. 310, 1990), ma dal fallimento dell'ultimo tentativo di modificare con un emendamento la costituzione (v. articolo del new york times del 27 giugno 2007). ci vuole così poco a informarsi... e se si vuole tirare acqua al proprio mulino, sarebbe bene scegliere con maggiore accortezza la propria fonte (v. germania, dove l'offesa alla bandiera nazionale può costare fino a due anni di reclusione e multe salatissime).


ei fu.  siccome un mobile dato dal postal krumiro, stette la posta immemore storta con tanta biro. l'altro cavaliere nano, erede di una rivoluzione i cui padri, se oggi ci vedessero, forse terrebbero la folla ben lungi dalla bastiglia. tenetevi il raffreddore, cittadini. la storia dovrà attendere qualche secolo in più. e invece no, dal vanaglorioso mirabeau all'incorruttibile per antonomasia hanno segnato il passo di un'era che non ha prodotto che danni su danni di cui oggi ancora ne piangiamo la nascita, mentre mamma ghigliottina arrugginisce impotente in qualche museo. ah...

già, proprio lui, quello che, a detta di un grosso imprenditore italico, a waterloo (pr. vaterlo e non uaterlu, i belgi non pronunciano all'inglese) sbaragliò gli inglesi e altre quattro nazioni. infatti, oggi parliamo tutti francese e la catena di fast food più diffusa al mondo è la dupont, che serve quintali di fonduta a miliardi di giovani affamati. a questa eventualità aveva già pensato diversi anni fa mr. bean, alias rowan atkinson (v. black adder), che fece perdere la battaglia all'anitra di wellington (pr. uellinton). e il berlusca italiano fa la corte a sarkozy per l'istallazione di basi guascone nel norditalia, la principale delle quali è la cyrano d'autrui.

l'inno nostro, o il nostro epitaffio, nell'uno come nell'altro caso, resta dunque:

Ce monde n'est pas le tien, viens,
Bats-toi, signe et persiste
Résiste
Tant de libertés pour si peu de bonheur
Est-ce que ça vaut la peine

scritto da maribelle | 01:43 | commenti
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sabato, 03 maggio 2008

riot anno zero.  credo, onestamente, che siamo l'unico paese nell'europa dei 15 dove si fa tanta confusione sulla libertà di informazione, di stampa e di espressione. secondo lo stile che viene da oltreoceano, e che scimmiotta uno pseudo-liberismo dell'informazione, qualunque programma di informazione o di (sic) approfondimento diventa uno spettacolo per vendere pubblicità. inutilmente norma rangeri ha sottolineato la spettacolarizzazione della cronaca nera ("roma: allarme stupri" invece di "famiglia: allarme stupri"). è sempre lo stesso concetto di "sbatti il mostro in prima pagina", anche se poi a farne le spese sono le parti politiche che ti sostengono. invitare uno come sgarbi ad una trasmissione in cui una buona parte del tempo viene dedicata alle arringhe di grillo (fatte, anch'esse, per essere diffuse ai quattro venti) è un invito a farsi reprimandare. cosa che petruccioli ha prontamente fatto, come da copione.

punto primo: se il signor veronesi non gradisce quello che dice grillo (ma dubito che ciò riduca il suo parco pazienti), se la vedrà con il summenzionato comico. in seconda battuta, il contraddittorio rientra nel gioco democratico, per cui sia il signor veronesi che il capo dello stato sono stati difesi (l'uno in maniera arrogante e insolente, l'altro in maniera pacata ma non meno passiva di essere recepita dal pubblico a casa).

punto secondo: se santoro ci tiene tanto a fare il martire a spese dell'informazione vera, lo vada a fare altrove. dopo vespa, il suo stile è quanto di più odioso si possa trovare nella rai.

punto terzo: la parola, che io sappia, spetta poi sempre allo spettatore (nonchè finanziatore) della televisione pubblica di stato (o di partiti?). è molto più facile farsi un'idea ascoltando un dibattito sereno e civile che assistendo ad una rissa tra pescivendoli. se santoro fosse stato un conduttore dignitoso, avrebbe cacciato dal programma il signor sgarbi (anzi, non lo avrebbe neppure invitato).

tutto questo, alla fin fine, non fa alcun bene alla c.d. libertà di informazione: è un tristo spettacolo di pessimo gusto e di presa per i fondelli di tutti noi. in summa, io spero proprio che chi di dovere non dia a santoro la soddisfazione di cacciarlo.



mercoledì, 30 aprile 2008

lutti acidi.  a pochi giorni dal 65o anniversario dalla scoperta del suo "figlio discolo", albert hofmann se ne va, alla splendida età di 102 (quasi a riprova che l'acido lisergico non accorcia la vita...). l'ultimo suo libro, dove continua, indefessamente, a promuovere l'lsd come medicina e cura, narra soprattutto di questo pezzo di storia, dal suo punto di vista (compreso un capitolo dedicato all'incontro con aldous huxley) ed esplora gli aspetti mistici di questa droga. ciao, albi, e grazie di tutto! (bevete ovomaltina... :)

link: lsd: my problem child



domenica, 20 aprile 2008

can we? yes, they can!  subito, sin dal giorno dopo (the day after, per dirla in un linguaggio più moderno) è partita la macchina dell'interpretazione ufficiale del voto: è stato un terremoto. ovvero, non solo berlusconi ha vinto (cosa che chiunque avrebbe potuto prevedere, stante le cose), ma che ha stravinto, e che la sinistra ha subito un grave tracollo, reso ancor più tracotante (tracollo eclatante) dall'esclusione dai giochi nazionali dei partiti di sinistra, anzi, di quel che resta di quella storica. le cose però non sono andate proprio come ce le raccontano. a me sembra, più che altro, di vedere il classico ciarlatano da strada che, facendo roteare davanti ad un pubblico stordito le mani, ti spiattella le tre carte e tu ci caschi. il gioco gli fa ancor più gioco perché schieramenti, coalizioni e partiti non sono più neppure quello che erano due anni fa. risultato: sembra che berlusconi abbia preso più voti, mentre ha preso forse un'idea meno di quelli che aveva preso due anni fa.

l'unica realtà del dato elettorale è che la lega ha guadagnato voti a scapito della sinistra arcobaleno (conglomerato di rifondini, verdastri, comunistoidi assortiti e ingrigiti reduci della sinistra extraparlamentare di 30 anni fa). mentre l'elettore quadratico medio di destra non ha mutato opinione, è l'elettore di sinistra, quello che crede ancora nella ridistribuzione dei redditi, che non vuole interventi bellici nel mondo, che vuole lo sviluppo sostenibile, che esige il riconoscimento legale della diversità, che ha votato in maniera "anomala". per lo più ha disertato le urne (per il semplice fatto che quando il governo prodi è caduto, essendogli cadute le braccia, non sapeva come fare a mettere la crocetta), oppure ha votato bianca o nulla per esprimere la sua esasperazione. ma ha anche scelto di dirigere il suo voto verso chi sembra difendere la legalità (idv), la parità (listarelle misto assortite), o l'illusione di arginare il pericolo nano (pd).

mi dicono (ma io non capisco) che una parte degli elettori di sinistra hanno votato lega. non lo penso, non lo penso affatto. credo, anzi, che una buona parte dell'astensionismo di sinistra sia stato compensato da un maggior afflusso di voti sulla lega, cioè quelli che non sono andati a votare sono stati compensati da altri che prima non sono andati a votare e questa volta hanno votato lega. questo non per alcun motivo ideologico ma per il fatto che un elettore compagno non può dall'oggi al domani diventare razzista e votare per dei razzisti misogini xenofobi. che poi, diciamoci la verità: alla fin fine la lega ha ottenuto l'8.5% dei voti, ovvero altrettanti di quanti non ne abbia preso di pietro. la differenza tra destra e sinistra sta tutta qua: loro sono uniti e compatti (almeno elettoralmente), tenuti insieme dal nano vinavyl, mentre la sinistra, fedele alla sua tradizione italica, resta divisa frammentata e secessionista, ma soprattutto tafazziana. addaveni' baffone?

scritto da maribelle | 02:09 | commenti (2)
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sabato, 12 aprile 2008

voto vuoto.  chi vi dice che non andare a votare aiuta il nemico (qualsivoglia egli sia) lo fa per portare acqua al suo mulino. aggiunge, peraltro, che per dare a te il diritto di compiere questo sacro gesto democratico sono morti altri cittadini. in molti sensi questo è vero, come è indubbiamente vero che il voto è una (e non la sola) espressione della democrazia. ma che siano morti dei cittadini per difendere questo nostro diritto lui lo dice per indurci, tramite i sensi di colpa, a compiere un atto che è sì un dovere, ma anche una scelta. pura demagogia. perché dico questo? sto forse cercando di convincerti invece a non votare?

chiariamo subito: non voglio convincerti a fare niente che tu non voglia. vai a votare e vota chi vuoi, mettendoti la mano sulla coscienza. ma se non vuoi andare a votare, non ti sentire in colpa. con la vigente legge elettorale, il voto è privato di ogni significato democratico e pieno soltanto di significato demagogico. vediamo un po' meglio le opzioni: se voti berlusconi, vabbe', voti per uno che quasi sicuamente vincerà e il 15 aprile ti sentirai (falsamente) vincitore. se voti per veltroni, il 15 aprile ti sentirai con la coscienza a posto (non ho votato berlusconi) e vivrai lo stesso i prossimi cinque (ma forse meno) anni a odiare la metà di italiani che hanno votato berlusconi. e lo stesso dicasi se voti una qualunque delle altre liste (ma se voti sinistra arcobaleno, almeno avrai contribuito a mettere in parlamento un'altra voce, che non è poco). in altre parole, comunque tu scelga di votare, saranno sempre le stesse facce che andranno a occupare gli stessi posti a montecitorio. fattene una ragione.

quella notte in cui, due anni fa, vennero resi finalmente noti i risultati che videro prodi (per la seconda volta) vincitore su berlusconi, una ragazza in piazza santi apostoli disse: se lo fanno cadere anche stavolta, scendiamo in piazza con i kalashnikov. due mesi fa è successo proprio questo e non ho visto nessuna rivolta di piazza. prodi, che è stato eletto dalla maggioranza degli italiani sia pur con una legge elettorale da terzo mondo, non ha avuto l'appoggio dei suoi elettori. quando è caduto il governo eravamo forse troppo basiti, ma non abbiamo fatto niente per difenderlo. perché dovremmo dunque andare a votare in un sistema fascista che se ne impippa del volere dei cittadini? voglio una ragione per cui io domani dovrei sciuparmi la domenica andando al seggio. una, ma che sia una ragione vera e non la solita pappa fritta dei media. grazie.

scritto da maribelle | 11:12 | commenti (1)
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martedì, 08 aprile 2008

popolo di belinoni.  avete anche voi ricevuto il pieghevole con il cavaliere che innalza il pugno chiuso? non era lui l'invincibile cavaliere che, lancia in resta, si scagliava contro i comunisti brutti e cattivi? nessun timore, miei cari: il pieghevole che avete ricevuto non proviene dalla campagna elettorale di berlusconi. si tratta infatti di un bieco e perfido sabotaggio ad opera dei soliti comunisti magnabimbi e il figuro che ostenta quell'oltraggioso saluto non è altri che un simil-sosia, di matrice bolscevica, atto a sabotare la salutare salutevole salute del popolo delle libertà (quali? quelle che si prendono, ovvio!).

il risultato, chiaramente voluto, è che i benpensanti e ingenui cittadini italiati vengano indotti a pensare che il cavaliere, rancio in testa, con coerente filosofia cerchiobottista, voglia a gironi alterni corteggiare ora la destra, con il saluto romano, ora la sinistra, con l'infame pugno chiuso. si irride in codesta maniera la filosofia alternista che si vuole assistenzialista un giorno, e liberale quello dopo; paraninfo un giorno e puritano quello dopo; garantista un bel giorno e giustizialista quello dopo. il grande comunicatore parla a tutti, verdi bianchi rossi e neri, soprattutto neri se gli danno il voto.

il nostro fulgido algido frigido eroe, ammantato di tutti i colori, come giuseppe, come arlecchino, è l'uomo per tutte le stagioni. per la quinta volta (inaudito in una qualunque democrazia occidentale) si ripresenta all'elettorato e lo fa come "uomo nuovo", mentre veltroni, che per la prima volta si candida a livello nazionale, e che ha vent'anni di meno, dovrebbe essere, secondo lui, il "vecchio". chi si fa le canne è vecchio, chi si fa di coca invece è giovane. paradossi italiani!

cito da cacaonews (jacopo fo), per la gioia immensa del mio lettore di forza nuova: »Fini: "Chi si fa una canna è un povero fesso". Il 29 gennaio 2006, in un'intervista durante la trasmissione Che tempo che fa dichiarò: "Una volta ho provato uno spinello e sono rimasto rimbecillito per due giorni. Ero in Giamaica con amici".« domanda: ma tutti i nostri politici allora fumano le canne? e se loro sì, perché noi no?



domenica, 30 marzo 2008

alitalia vs. attila.  non vorrei scomodare un capo storico di indubbio rispetto, anche se dalla parte sbagliata della storia (almeno, dal nostro nazionalistico punto di vista), se non fosse che il suo nome assomiglia tanto a quello della compagnia di bandiera... e poi ricorda la scalata al successo propagandata ai quattro venti da voisapetechi in questi giorni di bollente campagna elettorale. a pensarci bene, qualche affinità tra il signore di arcore e lo storico condottiero unno si può rintracciare: in entrambi i casi, il loro passaggio non lascia più crescere l'erba (vedi la fini-giovanardi...).

considerando la qualità di falciatrice dello storico personaggio, ci si chiede pure se abbia o meno qualche affinità con altri dipendenti del giardino di arcore, ma qui potrebbero intervenire gli ungheresi, vilipesi da questo paragone ignomignoso. infatti non pensiamo che l'unno nemico dell'erba (il fini di allora, per intenderci) si sia mai sognato di dire "conquistare l'italia? allontana, o padre, da me l'amaro calice". lo storico unno, infatti, in tal caso, si sarebbe ben guardato dal prendersi la briga di affrontare un tal viaggio e poi l'ira tremenda del santo padre. l'unno nostrano invece l'alleanza con il santo padre la chiede, la invoca, l'esige, in quanto suo spiritual datore di lavoro.

intanto, i giardinieri locali, si sono presi la briga di eliminare due ciuffetti di erbaccia dal muretto sotto casa con un infernale marchingegno all'alba delle sei, rischiando di rovinare il suddetto muretto, oltre al sonno di quieti cittadini amanti del quieto vivere. ah son finiti i tempi di una volta quando per estirpare le erbacce bastava l'unno invasore!



venerdì, 21 marzo 2008

180?  è ormai di moda fare campagna elettorale basandosi sull'abolizione di qualche legge. ferrara con la 194 (no, lui non la vuole abolire, la vuole solo ammazzare... moratoria, che altro è? e ammazzare le donne che abortiscono, che sarebbe pure giusto, 'ste assassine). ora salta fuori paolo guzzanti, l'altro guzzanti, che vuole riaprire i lager manicomi (i matti vanno rinchiusi, che diamine, non assistiti). attendiamo fiduciosi una lista che voglia l'abrogazione della legge che depenalizza il falso in bilancio, un'altra lista che vuole abrogare la cirielli, ecc. nessuno si offre per l'abrogazione della merlin?

se qualcuno mi segue, io proporrei l'abolizione della fini-giovanardi...



domenica, 16 marzo 2008

tibet
[ per entrare nel sito di amnesty basta cliccare sulla bandiera ]

scritto da maribelle | 18:54 | commenti (2)
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sabato, 15 marzo 2008

non sono un vaso!  ssst... sentite qualcosa? non sentite nulla? è vero, è perfino assordante questo silenzio da parte della "sinistra costituita" sulla 194. ma no, non è vero, dicono loro: abbiamo detto che la 194 non si tocca. non basta? eh no, non basta no. da una parte si continua ad attaccare, a insinuare, a violentare, mentre dall'altra ci si accontenta di dire "non si tocca". siamo un po' deluse. siamo molto deluse, e lo diciamo anche. come? così: appello ai politici di sinistra

scritto da maribelle | 16:17 | commenti
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